sabato 3 marzo 2012

Aleph

Paulo Coelho

Aleph

“Una partenza è seguita da un ritorno; un ritorno è seguito sempre da una partenza.”

Questo libro è un viaggio. Molto lungo, iniziato molte vite fa. Che cos’è l’Aleph? È l’incredibile porta che ci permette di vedere le altre vite.

Coelho racconta il viaggio sulla Transiberiana, la vita racchiusa nel piccolo spazio di una carrozza di un treno, condivisa con altri, dove con il passare dei giorni si beve più vodka che acqua minerale, e regna più silenzio che conversazione.

In questo clima si inserisce una variabile indipendente: Hilal, ragazza giovane, antica presenza nella vita del protagonista: è uno di quegli incontri che è un ritorno, l’amore doloroso e puro che li ha legati in passato ritorna, come un fiume che scorre, nello stesso modo doloroso e puro che strappa forse solo un bacio, o forse molto di più, è fusione di menti e di anime, senza quasi toccarsi.

Crossover con una scena di un altro libro di Coelho, Sono come il fiume che scorre: in aeroporto a Mosca il protagonista domanda chi capisce l’inglese, si alzano alcune mani, lui mostra un mazzo di rose. Distribuisce undici rose che vengono consegnate a Hilal, emozionata e confusa al suo arrivo lui le dà la dodicesima rosa. Nessun “ti amo” da happy end, forse un addio, un cerchio che si chiude. Scrive l’autore: era il giorno di San Giorgio.

San Giorgio-Sant Jordi, sulla Rambla a Barcellona in quel giorno gli uomini regalano rose e le donne poesie.

“Trasforma il tuo destino.

Riscrivi la tua vita.”

domenica 26 febbraio 2012

Vela latina

Stamani sono uscita scalza sul terrazzo, il mare lambiva l’orizzonte dei miei occhi, schermando il sole con la mano si è affacciata al mio sguardo una regata, e tra le barche una vela conosciuta, gonfia di vento è stato il buon giorno di un ricordo.

Vela latina, con quella luna storta e azzurra appoggiata a una malinconia.

Vela latina sulla tua barca, eri lì in quel giardino di mare dove si affaccia la mia casa.

Sono uscita di fretta, tra le case del borgo, abbracciate le une alle altre, tra vicoli stretti dove ancora non era sceso il sole del mattino, il vecchio Pucci sul lungo mare, e i pescatori a cucire le reti.

La tua casa aveva le imposte spalancate, come un abbraccio. Nina mi ha detto che eri uscito in mare, ma già lo sapevo, mentre le lasciavo il saluto di una mano sventolata e il molo, sempre più vicino. I miei passi sul pavimento di legno, e quella vela latina, più grande, mentre sfila lentamente verso la banchina. Riconosco la tua sagoma e il tuo sorriso mentre mi lanci una cima che lego come a fermare pensieri come corse di cavalli liberi.

Con le gambe a penzoloni sull’acqua, seduti a prua, i jeans arrotolati sulle caviglie, i piedi scalzi, ce ne stiamo in silenzio.

Hanno chiuso il Caffè sotto il mare e Leone si vede poco in giro. Ma questa è un’altra storia e la conosci gà.